domenica 2 luglio 2017

Pietra su pietra - quarta parte

di Sandro Angei e Stefano Sanna

vedi: Pietra su pietra- terza parte

Muridina nei dintorni di nuraghe Zroccu

Sito n° 3 - nuraghe Zroccu di Paulilatino

   Nuraghe Zroccu è nascosto alla vista; non si vede dalla strada provinciale che da Bonarcado porta a Paulilatino, né dall'alto, essendo nascosto da fitta ed alta vegetazione.

   Da vicino si avverte subito la dissonanza rispetto alla classica costruzione nuragica. Il perimetro di base ha forma grossomodo quadrilatera, così pure il rialzo superiore realizzato con pietre di piccole dimensioni. Di dimensione inadeguata sono pure le pietre di base, poste comunque senza dar cura alla mutua connessione tipica della costruzione nuragica: 1 su 2; che determina (nella costruzione nuragica) armonia ed equilibrio statico lì dove il masso superiore scarica il suo ed il peso che si accolla, su due sotto di esso. Qui, invece, le pietre risultano accatastate le une sulle altre, in certi casi quasi impilate le une sulle altre, senza armonia.

La sommità di nuraghe Zroccu

Particolare della muratura di base


   Girando attorno all'edificio ci coglie di sorpresa un varco nella muraglia: un accesso che immette all'interno della costruzione; anche qui però le pietre sono di piccola mole, l'architrave pure. All'interno, sulla sinistra si apre una nicchia, come quelle che vediamo nei corridoi di tanti nuraghe; più avanti il corridoio immette in un piccolo vano la cui volta è crollata. Forse siamo all'interno di un protonuraghe, o forse qualcosa di diverso. La memoria va a Monte D'Accoddi; anche quell'altare reca al suo interno un vano risalente al primo impianto. Che sia anche questo un altare? L'interrogativo potrà scioglierlo solo uno scavo archeologico.

L'accesso a nuraghe Zroccu

   Attorno al monumento è sparsa una quantità considerevole di muridinas. E' difficile individuarle tutte dall'alto; per tanto sarebbe un azzardo trovare connotazioni di carattere astronomico senza un rilievo topografico.

 Sito n° 4 – Cumuli di Goronna - Paulilatino

   Lungo il percorso che conduce alle tombe di giganti di Goronna ci siamo imbattuti in quattro cumuli di pietre veramente imponenti; con inconscio stupore li abbiamo esaminati; dopo pochi minuti abbiamo proseguito alla volta di Goronna.


Fig. 1




Fig. 2

 Una volta in cima al piccolo rilievo: poco meno di 30 metri di dislivello dal piano dei cumuli, abbiamo esaminato le tombe: splendide e imponenti nella fattura, ma in pessimo stato di conservazione. Tutt'attorno, tra tombe e alberi, cumuli di pietre di forma rotondeggiante sono disseminati un po' a caso, ma tutti concentrati su quel piccolo pianoro; dove poco distante, sul ciglio rivolto a nord, è segnalato il nuraghe Goronna.


Fig. 3 “Nuraghe” Goronna




Fig. 4 Nel cumulo di pietre si innesta la muraglia



Fig. 5 Il cumulo visto da nord-ovest




Fig. 6 La muraglia vista dalla sommità del cumulo.



   Non credo ai miei occhi... dov'è il nuraghe?! Un enorme mucchio di pietre troneggia in mezzo alla vegetazione, dal quale, quasi aggrappato, si snoda  dai suo fianchi un possente muro ciclopico che con esso è un tutt'uno. Piccole pietre quelle del nuraghe Goronna, troppo piccole per consentire l'edificazione di un nuraghe. Sembra piuttosto un altare; già, un altare dal quale si vedrebbero i tre cumuli a valle, se i pochi alberi interposti non né impedissero la vista... chissà, forse quando le strutture furono edificate il paesaggio era diverso; d'altronde basterebbe ben poco per rendere visibile il “nuraghe” dai cumuli dislocati poco più in basso.
***
   Nella valle sotto Goronna abbiamo individuato 4 cumuli di grandi dimensioni, contraddistinti dai numeri 2, 3, 4, 5 di Fig. 7.


Fig. 7 - Immagine tratta da Google Earth


    I cumuli 2, 3 e 4 sono quasi in linea, disposti equidistanti tra loro ad una distanza di circa 158 m.
  Guardando dall'alto i quattro cumuli, si avverte immediatamente una composizione armonica; infatti facendo perno sul cumulo 3, la circonferenza che passa per i cumuli 2 e 4, passa pure per il cumulo 5.


Fig. 8 Immagine elaborata da Google Earth

 Il dato è interessante perché se i quattro cumuli sono vincolati tra di loro in tal modo, significa molto probabilmente che ciò è intenzionale e mi invita a verificare un possibile orientamento astronomico legato a questi. Lo studio del sito mi induce a prendere in considerazione un quinto elemento: l'anomalo “nuraghe Goronna” denominato “1” in fig. 9, che, per la sua peculiarità e posizione predominante, parrebbe punto di mira dei cumuli a valle; a tal proposito si tenga conto del fatto che, come si può vedere nella immagine riportata in Fig.10, l'azimut di levata e calata del sole, e in generale di un qualsiasi astro, è condizionato dai rilievi montuosi che si frappongono tra l'osservatore e l'orizzonte al livello del mare. 




Fig. 9 – immagine elaborata da Google Earth



Fig. 10

  In particolare, in fase di levata si ha un incremento angolare, mentre si ha un decremento in fase di calata rispetto all'orizzonte al livello del mare.
  Ciò dimostra che il paesaggio è parte integrale dell'orientamento astronomico; e secondo noi proprio il “nuraghe Goronna”, che fa parte della linea di orizzonte locale, fu scelto quale punto di mira per marcare la calata di particolari stelle. Di certo ciò non è dovuto a mera coincidenza, ma fa parte di un vero e proprio progetto; tenendo, altresì, in debito conto che la visibilità di un astro[1] è condizionata dalla distanza dell'osservatore dal punto di mira (che può diventare ostacolo alla visuale). In sostanza più l'osservatore è distante dal punto di mira, tanto più l'altezza angolare tende a zero.[2] In tale situazione, evidentemente, gioca un ruolo importante la distanza tra l'osservatore e il segnale mirato; osservatore che volendo prendere un punto di mira univoco per più allineamenti, necessariamente deve poter variare distanza e posizione rispetto a quest'ultimo. Un cerchio di 158 metri di raggio, evidentemente, dava modo di procedere in tal senso.


Fig.11



   Vediamo ora angolo azimutale e altezza all'orizzonte locale di possibili orientamenti:
1° allineamento: cumuli 2-1 azimut di 188°42' per un'altezza di 4° 29' distanza 424 m
2° allineamento: cumuli 3-1 azimut di 209°15' per un'altezza di 4° 20' distanza 435 m
3° allineamento: cumuli 4-1 azimut di 224°56' per un'altezza di 3° 55' distanza 516 m
4° allineamento: cumuli 4-5 azimut di 299°07' per un'altezza di 3° 07'
5° allineamento: cumuli 5-4 azimut di 119°07' per un'altezza di 1° 05'

   Si noti che non è stato preso, volutamente, in considerazione l'allineamento 5-1, in quanto esso non è compatibile (come vedremo in seguito) con la costruzione del sistema[3]; ad ogni modo le coordinate di questo allineamento sono: azimut 192°19' per un'altezza di 3°39'.
La simulazione col programma STELLARIUM restituisce i seguenti dati per la data del 1450 a.C.:

1° allineamento (2-1): compatibile con la calata di αcrux, stella alfa della costellazione della Croce del sud, magnitudine 1,25. Coordiante: Az. 188°42' Alt. 4°40'.
 La stella per quell'azimut era più alta rispetto all'orizzonte locale di 0°11'.

2° allineamento (3-1): compatibile con la calata di γcrux, stella gamma della costellazione della Croce del sud, magnitudine 1,55. Coordiante: Az. 209°15' Alt. 4°11'.
 La stella per quell'azimut era più bassa rispetto all'orizzonte locale di 0°09'. Per tanto  l'azimut corrispondente ad un'altezza di 4°20' è di 208°57', ossia 0°18' di differenza.

3° allineamento (4-1): compatibile con la calata di Adhara, stella epsilon della costellazione del Cane Maggiore, magnitudine 1,50 (di fatto Adhara, dopo Sirio, è la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore). Coordiante: Az. 224°56' Alt. 4°10'.
 La stella per quell'azimut era più alta rispetto all'orizzonte locale di 0°15'.

   Sempre con STELLARIUM si deduce che in quella data si poteva assistere alla calata di questi astri nella seguente sequenza:
a partire dal 21 dicembre si assisteva  per la prima volta, nell'arco di alcune ore:
-       alla calata  di Adhara attorno alle ore 3:00 (allineamento 4-1)
-       alla calata di αcrux alle ore 5:15 (allineamneto 2-1)
-       alla calata di γcrux alle ore 7:00 poco prima dell'alba (allineamento 3-1)
La calata delle tre stella nell'arco della stessa nottata si sarebbe vista fin verso la prima decade di aprile, dopo questa data Adhara calava prima che calasse il sole. Man mano svaniva αcrux (prima decade di maggio) ed infine γcrux a fine maggio.

   Prendiamo ora in considerazione l'allineamento 4-5 e il suo reciproco, l'allineamento 5-4; il primo è compatibile con l'orientamento al tramonto del solstizio d'estate, mentre il secondo di sicuro non è orientato all'alba del solstizio  d'inverno. Il motivo sta nel fatto che nel 1450 a.C. Il tramonto del solstizio d'estate avveniva  per quell'altezza dell'orizzonte locale (alt. 3°07') ad un azimut di 299°06'[4], in perfetta  coincidenza con la realtà dei luoghi, mentre l'alba del solstizio d'inverno avveniva per quell'altezza dell'orizzonte locale (alt. 1°05') ad un azimut di 122° 37'[5].



Fig. 12 – tramonto al solstizio d'estate 2017 – immagine elaborata da Google Earth



   Questo dato esclude a priori l'intenzione del duplice orientamento, visto che il divario al solstizio d'inverno tra direzione dei cumuli 5-4 (119°07') e azimut di levata del sole (122°37') è pari a poco più di 6,5 diametri solari apparenti, che è fuori da qualsiasi tolleranza.


 
Fig. 13 – alba al solstizio d'inverno 2017 – immagine elaborata da Google Earth

   Dal punto di vista antropologico possiamo notare che gli orientamenti individuano  una sequenza temporale significativa, data dal tramonto del sole al solstizio d'estate, e successivamente dalla calata (morte) di tre stelle di prima grandezza, in concomitanza dell'alba al solstizio d'inverno (rinascita), che ritualizzano il momento della morte e successiva rinascita in un luogo, il piccolo pianoro di Goronna, dedicato alla sepoltura. La presenza, su quella collina, di tre tombe di giganti potrebbe dimostrare, a nostro avviso, che quel rito auspicante rinascita sia dedicato proprio a chi in quelle tombe fu tumulato.

***
   E' giunto il momento di definire le modalità di realizzazione del sistema, che segue un ben preciso ordine che di fatto ha imposto la numerazione da noi adottata per la individuazione delle “muridinas”.
    L'ordine di esecuzione è vincolante in alcune fasi, pena l'impossibilità di realizzare il sistema.
-        Prima fase.[6] Fu individuato e costruito per primo il cumulo “1” di Goronna, che divenne fulcro di un sistema di allineamenti, per la sua posizione predominante all'orizzonte visto dalla sottostante vallata.

-        Seconda fase.[7] Fu scelto il vertice “2” dal quale si poteva assistere alla calata di αcrux.

-       Terza fase.[8] Fu scelto il vertice “3”, che divenne centro della circonferenza di raggio "3-2”, dal quale si poteva osservare la calata di γcrux. Si noti che l'allineamento 2-1 è quasi tangente alla circonferenza (vedi Fig.9). Il dato dimostra che sicuramente fu imposto il vertice “2” prima del vertice  “4”, in quanto il margine di tolleranza angolare è talmente piccolo per il vertice ”2” che nel caso si fosse partiti dal punto diametralmente opposto, si sarebbe corso il rischio di dover spostare il centro “3” verso Goronna per riuscire a posizionare il vertice "2" lungo la linea del cerchio.
-        Quarta fase. Fu individuato l'allineamento 4-1 lungo il cerchio[9]. Qui vi era la possibilità di individuare in modo indifferente il vertice “4a” oppure il “4b”.


Fig. 14         


   Evidentemente scelsero la prima soluzione, come si evince dalla figura 14. Il vertice lungo la linea circolare, con tutta evidenza ha un margine di sicurezza di poco più di 5° fin verso il limite della tangente, tale da scongiurare il rischio che l'allineamento risultasse  fuori dal cerchio.

-        Quinta fase[10]. Alla fine fu individuato l'allineamento 4-5, per il quale vi era un ampio e sicuro margine di posizionamento lungo la circonferenza (vedi Fig.15).

-        Poco sopra abbiamo affermato che l'allineamento 5-1 non è compatibile con il sistema e ciò è dovuto al fatto che la posizione del vertice “5” è subordinata a quella del vertice “4” e del vertice “3” che sono due dei tre nodi del sistema[11]. Per tanto non è possibile che il vertice “5” sia allineato intenzionalmente al nodo “1”[12].


Fig. 15         


   La sequenza cronologica qui descritta dimostra che il sistema richiese sicuramente un progetto, benché solo mentale.
***
   Naturalmente per poter affermare che i tre allineamenti stellari siano inquadrabili nel 1450 a.C. è necessario verificare eventuali coincidenze in altre date con altre stelle di prima grandezza, ottenendo il seguente risultato:
                                orientamento                orientamento        orientamento                                                      1-5 (alt. 4°29)            2-5 (alt. 4°20')       3-5 (alt. 3°55')
         anno 2500 a.C       Fomalhaut            nessuna               nessuna
         anno 1700 a.C.     Rigil Kent (*)       γcrux (*)              Adhara (*)
         anno 1450 a.C.     αcrux                    γcrux                   Adhara
         anno 950 a.C.        Hadar                    nessuna               nessuna
         anno 750 a.C.        Mimosa                 nessuna               Shaula
                                                                                                  Kaus australis (*)
         anno 1000 d.C.      Regor                    nessuna               nessuna
(*) Compatibile

Fig.16

   Si rileva una compatibile (non precisa) corrispondenza in azimut e altezza all'orizzonte nel 1700 a.C., nella calata di Rigil Kent, γcrux e Adhara, con la medesima sequenza temporale registrata per αcrux, γcrux e Adhara nel 1450 a.C. (orientamenti 4-1, 3-1, 2-1).

Sostanzialmente si rimarca:
anno           stella            azimut        altezza
altezza orizzonte reale  188°42'      4°29'
1450 a.C.    αcrux           188°42'       4°40'  (+0°11')
1700 a.C.  Rigil Kent      188°42'       5°51'  (+1°22')[13]

altezza orizzonte reale 209°15'      4°20'
1450 a.C.    γcrux           209°15'       4°11'  (-0°09')
1700 a.C.    γcrux           209°15'       5°31'  (+1°11')[14]

altezza orizzonte reale 224°56'      3°55'
1450 a.C.    Adhara        224°56'       4°10'  (+0°15')
1700 a.C.    Adhara        224°56'       3°35'  (-0°20')

   In ragione di quanto esposto si ritiene che la data più probabile in cui inquadrare l'evento e la costruzione dell'intero sistema sia il 1450 a.C.

***
    Nello studio non sono stati esposti calcoli probabilistici che soddisfino la condizione di intenzionalità del sistema descritto. Non di meno riteniamo che i numerosi vincoli riscontrati nel “sistema” soddisfino ampiamente la prima condizione suggerita dalle linee-guida” (protocollo) tracciate da Bradley E. Schaefer, professore di astronomia e astrofisica dell'università della Louisiana, il quale ha suggerito tre condizioni che possano soddisfare l’intenzionalità di un allineamento astronomico e che sono state ampiamente accettate dalla comunità scientifica:
1. deve essere statisticamente significativo, almeno a 3 σ sopra l'ipotesi nulla (l'orientamento casuale), dove σ rappresenta la deviazione standard.
2.     devono essere presenti prove archeologiche di intenzionalità.
3. devono essere presenti evidenze etnografiche o paletnologiche del valore simbolico che quel determinato allineamento comporta.

   Per quanto riguarda la seconda condizione riteniamo che la presenza del  cosiddetto nuraghe “Goronna”, che è parte essenziale del “sistema” di orientamenti; cumulo, quello di Goronna, che sovrasta tre tombe di giganti lì adiacenti, una quarta tomba alla base della collina di Goronna e una quinta poco più a ovest, rendono di fatto quel luogo un'area sacra e prova archeologica di intenzionalità.

   La terza condizione è suffragata da situazioni simili, con la presenza del cerchio più o meno palese (vedi la parte terza di questo articolo), e benché di epoca più remota, il circolo megalitico di Is circuìttus di Laconi, dove ritroviamo orientamenti solstiziali assieme a orientamenti a particolari stelle; nonché il sito eneolitico di Monte Baranta che risulta orientato al tramonto del solstizio d'estate; anche lì è presente un simbolico recinto di pietre di forma ellitica. Come vedremo nel prosieguo del presente studio, troveremo altre evidenze simili a quella di Goronna in altri siti, ascrivibili probabilmente a età nuragica, dove si rileva concomitanza di orientamenti solstiziali ed equinoziali con orientamenti a particolari stelle in particolarissime condizioni astronomiche.

Conclusioni
   Ci sembra che nulla in questo sito possa essere dettato dal caso.
  Quello qui descritto è a tutti gli effetti un osservatorio astronomico; gli elementi del quale fanno parte di un “sistema” ipervincolato, visto che i cumuli 2, 3, 4, 5 sono elementi di un cerchio simbolico (probabilmente lo stesso simbolismo che troviamo  nel ben più materiale cerchio del sito di Nuraghe Crabia di Narbolia[15]); e se è vero, come pensiamo che sia, quanto affermato dagli studi del Professor Gigi Sanna, quel cerchio nella civiltà nuragica aveva il significato di “luce”.
  Non di meno è ipervincolata la posizione del “nuraghe" Goronna, essendo esso punto di mira di tre cumuli a valle, dai quali si potevano osservare nel 1450 a.C. tre stelle di prima grandezza nel momento della loro calata, visibili in sequenza solo a partire dal 21 di dicembre: solstizio d'inverno. E' fin troppo chiara l'allusione alla condizione di morte e rinascita che l'evento suggerisce; stessa allusione che ritroviamo nell'allineamento 3-4: tramonto al solstizio estivo (lento inizio della morte solare), secondo una connotazione temporale che difficilmente è dovuta al caso; che vuole dopo l'evento solstiziale, la calata (morte) in sequenza delle tre stelle in concomitanza  del solstizio d'inverno (rinascita). Per tanto il rito ribadisce a più riprese di essere legato al concetto di morte e risurrezione.

   In ragione di queste considerazioni si può, con buona probabilità, pensare che i cumuli di Goronna siano una sorta di altari sui quali è possibile si praticassero riti legati a morte e rinascita all'interno di un cerchio virtuale nascosto, ma ben presente.

Continua...





[1] In generale qualsiasi oggetto posto oltre un ostacolo, benché possa essere più alto dell'ostacolo stesso, potrebbe non essere visibile se l'osservatore più basso dell'ostacolo è a ridosso di quest'ultimo.

 
  
[2] Queste precisazioni, benché possano essere superflue per coloro che hanno dimestichezza con l'argomento, sono tese a far capire, per quanto possibile in modo facile, l'argomento a coloro che hanno poca o nessuna competenza. In ragione di quanto spiegato, se i cumuli 1 e 2 fossero stati, per ipotesi, ad una distanza di 10000 m dal segnale di Goronna, l'altezza angolare al punto di mira “1” sarebbe stato di 0°9'48”, mentre dal punto di osservazione 2 sarebbe stato di 0°9'53”; con uno scarto di soli 0°0'05” d'arco tra i due orientamenti, contro i reali 0°09'. Ciò dimostra che la distanza dell'osservatore dal punto di mira determina in termini probabilistici la possibilità o meno che un evento abbia probabilità nulla relativamente all'altezza angolare.

[3] Nel caso specifico definiamo “sistema” il complesso costituito dai cumuli di pietra disposti in modo geometrico e orientati astronomicamente.

[4] Nel 2017 avviene ad un azimut di 298°33', ossia con uno scarto di -0°33'.

[5] Nel 2017 avviene ad un azimut di 122°01', ossia con uno scarto di -0°36'.

[6] La prima fase è sicuramente in sequenza vincolata alla preventiva osservazione della calata di quelle tre stelle, avvenuta in un congruo lasso di tempo.

[7] Nella seconda fase era possibile individuare in modo indifferente l'allineamento 2-1 o l'allineamento 4-1. Gli aggiustamenti sarebbero avvenuti operando sulla distanza (a corto raggio) sull'allineamento 3-1.

[8] La terza fase è sicuramente in sequenza vincolata, in quanto il vertice “3” oltre a essere punto di osservazione è pure centro della circonferenza.

[9] E' appena il caso di descrivere le modalità di costruzione del cerchio; che sicuramente non avveniva, date le sue dimensioni, nella interezza della figura geometrica, ma seguendo probabilmente un metodo efficace quanto teoricamente semplice. Posto un palo nel vertice “3” questo fungeva da fulcro di un compasso di corda, al capo opposto della quale si individuava la distanza 3-2. Spostandosi sul lato diametralmente opposto si capiva se l'orientamento 4-1 cadeva dentro o fuori dal cerchio, nel secondo caso bastava spostare il centro del cerchio lungo l'allineamento 3-1 per ottenere un cerchio di raggio maggiore e di conseguenza un adeguato margine di tolleranza, che nel caso specifico risulta essere di oltre 5°.

[10] La quinta fase è sicuramente in sequenza vincolata in quanto il vertice “5” è punto di mira per l'osservazione del tramonto al solstizio d'estate.

[11] In nodi del sistema sono i vertici “1” blu, “3” giallo e “4” rosso.

[12] Ciò sarebbe potuto succedere solo ammettendo di iniziare la sequenza stabilendo quale nodo iniziale il vertice ”5”.

[13] 1°22' corrisponde a più di 2,5 diametri apparenti del sole. La calata avveniva ad un azimut di 195°00' (+6°18').

[14] 1°11' corrisponde a 2,20 diametri apparenti del sole. La calata avveniva ad un azimut di 211°26' (+2°11').

3 commenti:

  1. Cari Stefano e Sandro,
    ho visto che, non ostante l’estate, sono ormai parecchie centinaia i lettori della IV parte del resoconto delle vostre escursioni, su e giù per nuraghi e muridinas.
    Nessuno però ha commentato, mentre io volevo farlo sin dal primo giorno e mi sono trattenuto a forza di volontà.
    Mi sembra di aver capito che suggeriate l’idea che in Sardegna ci siano ben più di una ziggurat, fossero anche meno imponenti di quella di Monte d’Accoddi.
    C’è da dire che, mentre Monte d’Accoddi viene datato almeno al 3200 a.C., questo di Goronna risalirebbe al massimo al 1450 a.C., altrimenti saltano gli allineamenti che avete proposto.
    Un bel salto nel tempo quei 1700 e passa anni, senza contare che la data supposta per Goronna resta pienamente dentro l’età dei Nuraghi, allorché si avevano altre modalità di culto.
    Mi è capitato di vedere altri esempi di allineamenti, perlopiù realizzati tramite perdas fittas, mentre questi registrati nel vostro studio fanno riferimento a muridinas di oltre 20 metri di lato o diametro, un dato che rende di difficile interpretazione le misurazioni che riportate, in quanto potrebbero variare, e di molto, a seconda del punto della muridina che viene preso in considerazione (centro, tangente esterna con l’immaginaria circonferenza, ecc.).
    Devo dire anche che queste quattro muridinas prese in considerazione, sono solamente alcune di quante ne esistono sul pianoro. Solamente queste quattro sono state elevate in situ di proposito, mentre la localizzazione delle altre è da imputarsi al caso?
    Quando parlate del nuraghe, che ora non è visibile dal pianoro delle muridinas a causa degli alberi che gli sono cresciuti intorno, raccontate di un enorme ammasso di pietrame, mica di un menhir facilmente individuabile come riferimento. Ora, logica vuole pensare che il nuraghe già fosse là perché venisse utilizzato per traguardare il tramonto di alcune stelle, dunque non sembrerebbe un mirino granché preciso da utilizzare allo scopo. Essendo così largo il mirino e cosi espansa la muridina da cui ci si poneva a traguardare, è probabile che anche la data relativa alla possibilità di visualizzazione sia espansa di conseguenza: non dunque il 1450, ma una fascia ben più larga, tipo 2000/1200 anni a.C., a titolo esemplificativo. Senza contare, se ho ben compreso il metodo delle misurazioni, che l’altezza medesima del nuraghe-mirino è coinvolta, relativizzando gli esiti dei tempi del fenomeno descritto, rispetto alle stelle considerate.
    E poi, se si tratta di culto della rinascita, nel complesso è presente l’allineamento al solstizio d’estate (il Sole che inizia a morire giorno dopo giorno), ma manca proprio quello del solstizio del “Sole invitto”, quello appunto della rinascita periodica e perenne.
    Quanto alla muraglia che prende piede proprio dal fianco del nuraghe, è curioso ma ne ho visto una simile sul lato nord della Giara. Anzi di muri/muraglie ne partono più d’una e servono, in apparenza, a delimitare i tancati. Quello a ridosso del burrone, a prima vista sembrerebbe eretto, ma proprio alla buona, perché uomini e bestie non precipitassero giù inavvertitamente nelle notti buie. Non so se hanno orientamenti particolarmente significativi, ma, essendo al limite del burrone, dovei convenire che anche il dirupo ha gli stessi allineamenti.
    Come al solito mi tocca fare l’avvocato del diavolo: mentre voi volete beatificare un sito, a me tocca insinuare qualche dubbio sulla sua santità.
    Inoltre mi sembra che alla passione e all’entusiasmo abbiniate una sorta di fervorino che complica le cose, come quando un poliziotto s’immagina il colpevole di un reato e poi si mette alla ricerca degli indizi che corroborino la sua precedente intuizione.
    Certo mi piacerebbe molto di più parlarne di fronte a un bicchiere d’acqua fresca di fonte (o frisca de mizza), e spero non mancherà l’occasione: più ci accalderemo nella discussione, più acqua berremo. E l’acqua fresca di fonte, dice chi la vende in bottiglie, scioglie gli umori amari e non so cos’altro ancora. Debbo dire che io dovrei iniziare la cura...

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  2. Francu le tue perplessità sono legittime. Tutte le obiezioni e domande che poni, e altre che non hai posto, forse per non esagerare e passare per un “rompi”, le abbiamo affrontate, messe alla prova e risolte. Ce ne fossero “rompi” come te; a quanto pare sono in vacanza o forse ritengono che il sistema che qui proponiamo sia troppo sofisticato per essere vero. Ma basta pensare al fenomeno luminoso del nuraghe Santa Barbara o quello ben più complesso del pozzo di Sant'Anastasia di Sardara, per rendersi conto che quanto qui studiato fosse alla portata di quelle genti.

    Per quanto riguarda il parallelo con Monte D'Accoddi è solo un accostamento formale, nulla di più. Spetta all'archeologia datare “nuraghe” Zroccu. Per contro non abbiamo mai accostato “nuraghe” Goronna a Monte D'Accoddi.

    Alla seconda obiezione rispondo che: da geometra nonché collega di quei geometri ante litteram, ho pensato che se devo tracciare un cerchio in qualche modo, individuo dei punti ben precisi sul terreno di dimensioni piuttosto limitate (un palo di 10 cm di diametro?!), addosso a questo, inizio ad accatastare pietra su pietra tutt'attorno per realizzare un altare-muridina; poi magari penso di realizzarlo di grandi dimensioni per soddisfare esigenze logistiche o cultuali (che noi non conosciamo evidentemente); ciò non toglie, a prescindere dalle dimensioni delle muridinas, che molto probabilmente il punto di vista era al centro di esse e non in un punto qualsiasi o sul bordo. D'altro canto, ad esempio, nell'allineamento 4-5, spostarsi dal centro della muridina “4”di 2 m a destra o sinistra, comportava una differenza d'angolo di 0°25' d'arco, la quale differenza non influisce un gran che nella visione percepita del sole che cala.

    Alla domanda: “Solamente queste quattro sono state elevate in situ di proposito, mentre la localizzazione delle altre è da imputarsi al caso? “ ti rispondo che eventuali altre muridinas potrebbero essere anche recenti e risultato di spietramento; oppure antiche ma con altra funzione... chissà!

    Per quanto riguarda “nuraghe Goronna”, la sommità del cumulo non doveva avere un diametro superiore ai 6,00 m e, come supposto per il posizionamento degli altri cumuli, si ritiene che il punto da traguardare fosse il centro del segnale. Dalla distanza minima di 424 m (allineamento 2-1), l'angolo compreso tra le due tangenti: destra e sinistra, è inferiore ad 1°; ma non è questo il dato da prendere in considerazione; quanto il fatto che comunque sia all'interno di quel 1°, che viene percepito comunque come una distanza (sommità del cumulo), riesco a individuare approssimativamente (a occhiometro) la mezzeria con uno scarto minimo.
    Ecco che, se mettiamo delle regole dettate dal buon senso, si capisce che l'orientamento era ben preciso. E non la sto buttando lì a caso per avvalorare lo studio; ma rimando il tutto allo studio del circolo megalitico di Is circuìttus”, nel quale anche lì ho dovuto necessariamente presumere (e non solo io, ma chiunque lo abbia studiato), che gli orientamenti fossero riferiti al centro dei singoli massi; se ti prendi la briga di verificare lo scostamento angolare che puoi trovare nei vari allineamenti di quel circolo, ti renderai conto che esso è superiore ad 1 grado.

    Certamente il “nuraghe” essendo parte integrale della linea d'orizzonte locale, di fatto influisce sulla calata degli astri presi in considerazione; ed è proprio questo uno dei particolari fondamentali dell'intero sistema.

    Francu, quando asserisci che: “ma manca proprio quello del solstizio del “Sole invitto”, quello appunto della rinascita periodica e perenne”; forse ti è sfuggito che, benché non sia oggetto di allineamento reale l'alba del solstizio d'inverno, questo è celebrato, in modo dissimulato forse, dalla calata nella stessa notata di quelle tre stelle in concomitanza del solstizio d'inverno; e solo in quella occasione.

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  3. In ogni caso, quello che mi preme qui ribadire è che bisogna vedere il “sistema”, perché è un sistema, dal punto di vista probabilistico. Quante probabilità ci sono che quel sistema sia frutto del caso? Io ritengo: NESSUNA.

    Per il resto, penso che non mancherà occasione questa estate di discuterne, davanti a una bella birra sarda, per quanto mi riguarda; perché un proverbio napoletano recita “L´acqua `nfraceta `e bastimenti a mare”.

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